giovedì 5 aprile 2018

IL RICERCATORE SPIRITUALE





Chi svolge un'attività di ricerca viene comunemente definito “ricercatore”. Un ricercatore può occuparsi di svariati argomenti, ad esempio può spaziare nel campo scientifico, medico, tecnologico, ecc..
Coloro che dedicano la vita alla ricerca in questi campi devono avere una preparazione specifica, con anni di studi accademici nel settore scelto per assumere una preparazione adeguata. Forse nel campo spirituale, ricercatori si nasce, ma sicuramente lo si diventa.
Come per gli argomenti ordinari, anche per il mondo “sottile” c'è bisogno di una preparazione specifica, ma dal mio punto di vista, è fondamentale possedere una sorta di “predisposizione”, una accesa curiosità appartenente a una realtà immateriale.
Il significato della parola “spirituale” ha diverse varianti, e come tutte le cose mutabili ed immutabili, la definizione dipende sempre dal punto di osservazione di chi lo definisce.
Secondo la fisiologia antica, lo SPIRITO è il fluido sottile (detto più precisamente spirito vitale) che, scorrendo dal cuore e dal cervello ai singoli organi, determinerebbe le sensazioni e i moti dell'anima.
Secondo le religioni lo SPIRITO è in contrapposizione alla materia e definisce una ‘sostanza mistica’ o una ‘natura incorporea’ (Dio è purissimo spirito), un ‘essere immateriale in quanto appartenente a un ordine soprannaturale e superiore.
Nella teologia cattolica lo SPIRITO Santo è la terza persona della Trinità. Inoltre gli viene attribuito anche il significato di Soffio, alito: esalare lo spirito, l'ultimo respiro, la componente che rende possibile la vita.
In senso specificamente filosofico, lo SPIRITO è la ‘realtà pensante o cosciente’.
Nelle mie pubblicazioni mi definisco un ricercatore spirituale, ma qual'è il mio punto di osservazione? E' presto detto: sono un ricercatore della realtà cosciente, ossia della coscienza.
Ho una visione molto controversa di tutto ciò che appartiene al mondo immateriale, e di conseguenza anche il significato che attribuisco a coloro che ricercano lo spirito è ben diverso dal “solito”.
Solitamente, un ricercatore spirituale viene “etichettato” come colui/colei che ricerca ciò che è al di là dell'apparente materia, intenzionato cosapevolmente o inconsapevolmente a scindere ciò che è materiale da ciò che non lo è, apparentemente appunto. Questa dicotomia materia/immateria accompagna la visione del “ricercatore” da quando esiste l'uomo in grado di “pensare”, alla ricerca di quel mondo invisibile che da millenni si identifica come il “sito” dove l'anima dell'uomo continua la sua esistenza dopo il trapasso terreno, dove entità “superiori” come gli angeli o gli arcangeli dimorano al fianco di Dio (religiosamente parlando).
Ma attualmente, dopo diversi millenni di storia, esiste una prova concreta oltre ogni ragionevole dubbio? NO, o perlomeno non ancora...
La verità è una conquista personale”. E' con questa frase che amo esordire prima e dopo ogni mio scritto, perché amo sottolineare che tutto ciò che pensiamo e crediamo dipende sostanzialmente da due fattori:
  • Lo stato di coscienza in cui ci si trova.
  • Il punto di osservazione.
La meccanica quantistica ci ha aiutato parecchio in questo senso. Dai primi decenni del 1900, con il principio di indeterminazione di Heisenberg, vennero stabiliti i limiti nella conoscenza e nella misurazione. Nel caso specifico della meccanica quantistica, i limiti di misurazione e di conseguenza della conoscenza di essi dipendono dall'impossibilità di stabilirne dei valori di grandezze fisiche o nelle formulazioni più recenti e generali, incompatibili, in un sistema fisico.
Nella sperimentazione da laboratorio, in pratica, il principio di indeterminazione ci dice che non è possibile misurare contemporaneamente e con estrema esattezza le proprietà che definiscono lo stato di una particella elementare.
Per intenderci, se fossimo capaci di determinare con precisione assoluta la posizione di questa particella elementare, ci troveremmo ad avere massima incertezza sulla sua velocità.
Perché accade questo? Perché in linea di principio utilizzando un microscopio, sempre più potente, si può pensare di individuare la posizione con sempre maggiore precisione. Tuttavia, per fare ciò, noi dobbiamo illuminare la particella con un fascio di luce, per poterla “vedere” al microscopio, e così facendo, dato che la luce porta energia ed impulso, la nostra particella riceverebbe una piccola spinta che cambierebbe il suo stato di moto (velocità). Quindi, più la particella viene illuminata da microscopi sempre più potenti, più le si da energia, più si cambia il suo momento, cioè la sua velocità, e sempre meno possiamo determinare la sua posizione iniziale e la sua velocità di partenza.
Le due misure, della posizione e della velocità di impulso (massa moltiplicata per la velocità) comportano un'indeterminazione complessiva. Concettualmente il principio di indeterminazione significa che l'osservatore, cioè lo scienziato che fa la misura, non può mai essere considerato un semplice spettatore, ma che il suo intervento, nel misurare le cose, produce degli effetti non calcolabili, e dunque un'indeterminazione che non si può eliminare.
L'osservatore quindi condiziona l'osservato.
Ciò che sto cercando di farti capire è che tutto ciò che osservi e percepisci è condizionato da te stesso, da ciò che credi e pensi, da tutto ciò che in quel momento che osservi, il tuo stato di coscienza ti permette di interpretare. Per questo motivo sostengo che la verità è una conquista personale, perché tutto ciò che determini con l'osservazione delle cose e della realtà che ti circonda, dipende solo da te.
Tutto inizia dentro di noi, non fuori. Ricercare il “mondo spirituale” per me significa ricercare la propria essenza nel profondo di se stessi, senza scindere il materiale dall'immateriale, perché entrambi compongono la nostra attuale realtà tridimensionale. Paradossalmente parlando, il trapasso non significa varcare la porta tra il materiale e l'immateriale, cioè non è il moto che conduce la nostra essenza nel mondo dei defunti. No, per me non è cosi scontato. Dal mio punto di vista il trapasso è semplicemente un diverso stato di coscienza, in una realtà diversa, un mondo collegato a quello stato specifico di coscienza determinata dal passaggio dell'essere da una stato tridimensionale ad uno stato “diverso” ma non definitivo. L'essere sperimenta diversi stati di coscienza, in diversi luoghi percepiti dagli stessi stati di coscienza, ma non in punti dello spazio diversi tra loro, e nemmeno in punti del tempo diversi da loro. L'essere vive e sperimenta situazioni differenti nel medesimo istante. Per semplificare ciò che intendo posso dire che l'essere sperimenta diverse dimensioni nello stesso istante, come se il nostro “spirito” o come preferisco chiamarla io “ essenza” sia suddivisa in tante parti che dimorano in stati coscienziali diversi, senza limiti temporali. Nella dimensione attuale, dove ti sto scrivendo, la percezione temporale è solo una elaborazione mentale, un processo indotto per sperimentare questa dimensione tridimensionale (altezza, lunghezza, spessore) che determina la massa fisica. Ecco che sperimentiamo la tridimensionalità (fisicità) utilizzando un'elaborazione mentale che determina la linea temporale, dove esiste un inizio ed una fine. Questa è la dimensione della dualità, basata sulla legge degli opposti, come del resto la linea temporale e la tridimensionalità. Ogni cosa si misura in ordine crescente e decrescente, tempo, lunghezza, spessore, profondità. Ricordi il discorso iniziale? La scissione tra materiale e immateriale, materia e spirito? Partendo da un presupposto molto più vasto, ora puoi considerare che ciò che viene scisso in questa realtà in verità è un tutt'uno, elaborato mentalmente dal nostro stato di coscienza di questo universo spazio/temporale.

To be continued...